Le opzioni, dalla più semplice alla più definitiva

L’approccio è per gradi: si parte dal meno invasivo e si sale solo se serve.

Da che cosa dipende

Il trattamento della Slipping Rib Syndrome dipende dalla causa, dalla gravità e dalla durata dei sintomi, oltre che dal coinvolgimento dei nervi intercostali e dalla stabilità delle coste interessate.

Non esiste un trattamento uguale per tutti. In alcuni casi si ottiene un miglioramento con un approccio conservativo e con la gestione del dolore; quando i sintomi persistono, o quando la componente meccanica è importante, può essere necessario valutare un trattamento chirurgico.

Approccio conservativo

Nei casi con sintomatologia lieve o moderata il trattamento può cominciare da misure conservative, rivolte a ridurre il dolore e a migliorare la stabilità della parete toracica.

La fisioterapia lavora sulla postura, sulla respirazione e sul controllo della muscolatura del tronco, con particolare attenzione al diaframma, all’addome e ai muscoli stabilizzatori.

Gli esercizi vanno personalizzati e introdotti gradualmente, evitando i movimenti che provocano o accentuano il dolore. In alcune persone sono preferibili esercizi isometrici e di stabilizzazione, invece di movimenti ripetitivi che aumentano la compressione o l’irritazione dei nervi intercostali.

Fra gli approcci che si possono valutare, in base alle caratteristiche di ciascuno, rientrano:

  • fisioterapia mirata alla parete toracica e al tronco;
  • esercizi di stabilizzazione e di controllo respiratorio;
  • tecniche di rieducazione posturale;
  • TENS, la stimolazione elettrica nervosa transcutanea;
  • agopuntura;
  • alcune tecniche di terapia manuale, quando appropriate.

Conta anche quello che si smette di fare. Le attività che provocano ripetutamente i sintomi vanno riconosciute e riviste: il sollevamento di carichi, le torsioni del tronco, le spinte e le trazioni.

Una manipolazione da evitare

Le manipolazioni ad alta velocità della gabbia toracica, quelle di scatto, andrebbero evitate quando possono aumentare l’instabilità o il dolore. Chi ti mette le mani addosso deve sapere che hai una Slipping Rib Syndrome, e vale la pena dirglielo anche se non lo chiede.

Gestione del dolore

La SRS può provocare un dolore di tipo neuropatico, quando una costa instabile o ipermobile irrita o comprime un nervo intercostale.

Viene descritto come bruciante, pungente, lancinante o elettrico, e può accompagnarsi a formicolio, ad alterazioni della sensibilità o a un dolore irradiato lungo il decorso del nervo.

La terapia farmacologica viene stabilita dal medico sulla base del tipo e dell’intensità del dolore. A seconda dei casi possono essere utilizzati analgesici, farmaci antinfiammatori o farmaci impiegati nel trattamento del dolore neuropatico. Anche alcune formulazioni topiche, come la lidocaina o la capsaicina, possono essere considerate in situazioni selezionate.

La risposta ai farmaci è individuale, e il trattamento può richiedere tempo per essere adattato alle necessità della persona.

Blocchi nervosi e procedure antalgiche

In alcuni pazienti possono essere utilizzati blocchi dei nervi intercostali, anche con guida ecografica, sia con finalità terapeutica sia, in determinati contesti, come supporto al percorso diagnostico.

La durata del sollievo varia molto da persona a persona. Annotare quanto è durato, e quanto ci ha messo il dolore a tornare come prima, è un’informazione che serve a chi dovrà decidere il passo successivo.

Altre procedure di gestione del dolore possono essere valutate da uno specialista in base alla situazione clinica.

Quando considerare la chirurgia

Quando il dolore persiste nonostante un adeguato trattamento conservativo, oppure quando è presente una significativa instabilità delle coste responsabile dei sintomi, può essere presa in considerazione la chirurgia.

L’obiettivo dell’intervento è ridurre l’instabilità della parete toracica e prevenire l’irritazione o la compressione dei nervi intercostali, preservando il più possibile la normale anatomia e funzionalità della gabbia toracica.

Viene raccomandato di arrivarci preparati: con aspettative realistiche e, dove è possibile, riducendo gli antidolorifici prima dell’operazione, perché il dolore post-operatorio si controlla peggio in chi ne assume molti da tempo. Dopo, la riabilitazione pesa quanto l’intervento, e diversi specialisti la prescrivono sia prima sia dopo.

Le tecniche chirurgiche

Negli ultimi anni ne sono state sviluppate diverse. A seconda dell’anatomia e del tipo di SRS possono essere utilizzate:

  1. Resezione o rimodellamento selettivo della cartilagine

    Si asporta, o si rimodella, il tratto di cartilagine che scivola, togliendo la parte che arriva a contatto con il nervo. È l’approccio più antico: risale al 1922, quando Davies-Colley asportò la cartilagine mobile della decima costa e riportò un sollievo immediato.

    È tuttora praticato e spesso risolve, ma sta cedendo terreno alle tecniche ricostruttive. In alcuni casi il dolore ricompare per il coinvolgimento della costa vicina.

  2. Stabilizzazione mediante sutura

    Qui non si toglie niente. La costa viene risuturata nella sua posizione naturale e ricollegata alle coste sopra e all’arcata costale, così non può più scivolare sopra o sotto le altre e non arriva più sul nervo intercostale. È la riparazione messa a punto da Adam Hansen, negli Stati Uniti, che l’ha poi insegnata a chirurghi di altri paesi.

  3. Sistemi di stabilizzazione con placche

    Una placca ancorata a una costa stabile impedisce lo scivolamento, lasciando al torace la sua mobilità. Si impiegano materiali riassorbibili, oppure placche in PEEK, un polimero rigido usato negli impianti. È una soluzione nata anche per i casi in cui il dolore era tornato dopo una resezione.

  4. Tecniche che combinano più metodiche

    Nella pratica i metodi si mescolano, a seconda di quello che il chirurgo trova. Parti della cartilagine asportata possono essere riutilizzate come distanziatori fra una costa e l’altra: è la variante nota come tecnica di Hansen 3.0. In altri casi alla sutura viene aggiunta una placca riassorbibile.

La scelta della tecnica non dovrebbe essere standardizzata. Il piano chirurgico va adattato all’anatomia, alle coste coinvolte, all’eventuale interessamento dei nervi e alla storia clinica del singolo paziente.

Per questo motivo, prima di sottoporsi a un intervento, è importante rivolgersi a un chirurgo con esperienza specifica nella Slipping Rib Syndrome, e capire perché nel proprio caso venga proposta proprio quella tecnica.

Un secondo parere può essere importante

La SRS è una condizione ancora poco conosciuta e può essere diagnosticata tardivamente. Questo porta a percorsi diagnostici prolungati e, in alcuni casi, a esami o trattamenti non mirati alla causa del problema.

Una diagnosi accurata e una valutazione da parte di uno specialista esperto possono quindi essere determinanti per individuare il percorso terapeutico più appropriato.

Se stai valutando un intervento chirurgico, può essere utile richiedere più pareri specialistici, soprattutto quando vengono proposte tecniche differenti: permette di confrontare indicazioni, benefici attesi, possibili rischi e alternative.

Chiedere non è mettere in dubbio

Il trattamento va sempre deciso insieme a professionisti sanitari qualificati. Chiedere al chirurgo quanti interventi di questo tipo esegue in un anno, e con quale tecnica, non è impertinente: è la domanda giusta.

Trova uno specialistaLeggi chi c’è passato

Da dove viene questa pagina

  • Davies-Colley, 1922: primo intervento di resezione della cartilagine costale mobile.
  • Elenchi delle opzioni terapeutiche e delle procedure chirurgiche pubblicati da srsinfo.org e slippingribsyndrome.org, per gli approcci conservativi, i blocchi nervosi, le quattro famiglie di tecniche chirurgiche e la descrizione della riparazione secondo Hansen.
  • Rassegne sulle opzioni terapeutiche nella slipping rib syndrome, dal trattamento conservativo alle tecniche ricostruttive.
  • Descrizioni della stabilizzazione con placca e della sutura secondo Hansen, e dati sulle recidive.